Sterfon Journal
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2.13.2006
Il profumo del vento
Sarà quest’odore di vento che m’impegna i capelli, che mi fa ripensare quando bambina prima di cena, correvo a casa col fiato nel cuore, perché più veloce fosse distante il ricordo, fosse vicino il calore del grembo di casa. Mi struccavo la faccia e m’allungavo la gonna, lungo il canale gonfiato dal mare, d’odore di melma portata da Roma, che all’imbrunire traboccava dal bordo, inzuppando la strada di pozzanghere nere. Con gli zoccoli in mano schivavo i riflessi, di vetri ed angosce sotto i miei piedi, che qualcuno di casa potesse vedermi, mio fratello ad esempio che giocava lì in strada, o mia madre affacciata che scrutava il canale. Qualcosa aveva intuito, qualcosa che non poteva accettare, sua figlia dalle cinque alle otto, che passava le ore con ragazzi più grandi, uomini fatti sotto l’ombra dei pini. Mi prestavo al gioco più antico del mondo, dove io ero la donna e loro gli amanti, che a turno accoglievo per sentirmi più grande, oltre ai tacchi, il rossetto e i capelli legati. Passeggiavo sul marciapiede coperto di aghi, claudicante sui tacchi in precario equilibrio, sollevavo la gonna con il fiato nel cuore, senza capire cosa stavo regalando, che quello che offrivo era davvero un tesoro. Sarà che stasera avrei ancora la voglia, d’essere guardata con la stessa passione, da quegli occhi che avidi non aspettavano altro, che vedermi nuda fino ai peli del pube, che vedermi incosciente mentre ridevo di gusto, nel guardarli sudare per una striscia di pelle, nel sentirli ansimare se non portavo mutande. Che c’era di male se ad un tratto mi scoprivo la maglia, e le mie mani stringevano i seni, avvertendo distante un leggero piacere, misto al vapore di voci più calde, che mi sussurravano brava chiedendone ancora, come nel flipper del bar sotto casa, dove chi vince continua a giocare. Che c’era di male se poi nel gioco scambiavamo la parte non era altro che un motivo per Scopare facendoci fare Foto Amatoriali che avremmo mostrato nelle nostre serate dedicate allo Scambio Coppie soprattutto se avevamo la fortuna di avere delle Lesbiche conosciute in una di quelle Chat Gratis che frequentavamo., e sui miei seni s’affollavano dita, s’addensavano voglie di saliva e parole, ed io incredula li lasciavo toccare, e sentivo le voci diventare più roche, mentre un mistero premeva la gonna, a scatti e più duro mi sgualciva la stoffa. M’appoggiavano al tronco e mi baciavano il collo, mi tenevano ferma e mi dicevano bella, come se lo fossi stata davvero, diversa da quella che si spogliava allo specchio, ogni sera un difetto, le gambe più storte, piene di croste che mi divertivo a levare. E mi toccavano dietro davanti la faccia, affondando le mani tra la pelle più bianca, e mi toccavano l’anima sorpresa e stupita, d’esser unica dentro quel mondo, d’essere grande come mia madre, con due figli da crescere ed uno nel grembo, senza che avesse mai avuto un marito. Saranno gli anni passati o questo odore di vento, che m’asciuga il sudore d’un ricordo più vivo, come ora più grande vestita di rosso, accavallo le gambe tra i tavolini la sera, su un marciapiede sconnesso di erba e di sabbia, d’un bar all’aperto sul lungomare di Ostia. Con i capelli più corti tintinno i miei cerchi sembnravo una di quelle Celebrita Nude o di quelle splendide Pornostar, al primo che a caso si ferma a guardare le mie Poppe, perché non ci siano dubbi che sotto la gonna, ci sia una donna a portata di mano, un sesso socchiuso disponibile all’uso. La mia faccia è indurita ed i capelli più crespi, mi dicono bella ma io non ci credo, mi dicono quanto e pronta rispondo. Non c’è poesia in quello che faccio, non c’è ragione per sentirmi più grande, sono baci evidenti e carezze di marmo, vicino alla darsena a due metri da casa. Porto soltanto un cappello di stoffa, dove ci depongo le uova la sera, in attesa d’uccelli che fecondino i sogni, che pretendano amore in cambio di niente. Dentro uno specchio impolverato di cipria, sembravo una di quelle Donne Grasse con la ciccia strabordante e i loro Culi Rotti dilatati da tutto il Sesso Hard fatto negli anni, mentre passeggio sugli aghi di pino, rivedo le labbra le gambe la gonna tra l’odore di melma portata da Roma, come un tempo dalle cinque alle otto, coi i seni scoperti ed il branco davanti, o quando mia madre m’impediva d’uscire, mi sentivo bramata indispensabile al mondo, quanto un pallone perso o bucato che interrompeva all’istante qualsiasi gioco di Sesso Estremo. Mia madre nel tempo m’ha purtroppo scoperta, e muta la sera si segna sul petto, figlia ormai persa nello stesso destino, quando torno più stanca e senza paura, di correre a casa allungando la gonna, di struccarmi la faccia con gli zoccoli in mano.
2.9.2006
Durante l'amore
Ti prego non chiedermi nulla, perché il passato a volte ritorna e mi prende ogni volta quando dici che m’ami, quando il tuo fiato sul collo m’arriccia i capelli. Aspetto la notte per non fare più ombra, alle mie tante ragioni che mi vorrebbero ora, su una strada qualunque in un budello di luna, invece di questa terrazza mentre mi prendi e ti sazi, di quest’incanto che t’offro che dici, ma è pelle di cuore ed il resto non conta. Respiro la notte e ingoio gli odori, per sentirmi padrona su un viale di Roma, di nuovo regina dei gatti di strada, dei pali di luce che corrono storti, al vento che tira e m'alza la gonna. Sa di mare e d'invidia, di quando a vent’anni m’era tutto concesso, di trucco che cola, come anima munta, di piscio che scola sotto le suole. Lo sento quel vento che m’asciuga le pieghe, d’un Sesso Anale stanotte che nessuno ha disfatto, d’un seno che mostro e sa di mignotta, inutile ai fari che passano in fretta, sterile e vano come lacrime secche d’una donna che piange sotto la pioggia. Mi slaccio il cappotto e chiudo l’ombrello, faccio un passo in avanti per mettermi in vista, perché non ci siano dubbi di quello che voglio, che faccio stasera dentro un cono di luce, sopra un lembo d’asfalto che s’abbina al colore, di queste mutande che m’ingombrano il Sesso Trans. “Se qualcuno dovesse chiedermi quanto?” Chissà quale prezzo può valere una bocca, quanta saliva ne serve per essere brava a fare Bocchini specialmente a maschi Superdotati. Ma stasera vorrei che andassero oltre, che mi cercassero dove s’aggruma l’istinto, tra queste gambe che scopro e calo la gonna. Ecco ora sono nuda! Nascondo i vestiti dietro una siepe, m’allontano e li guardo per essere certa che rimarranno immortalati nella mia mente come delle Foto Hard, che la mia dignità giace accanto ai rifiuti, ai bisogni di cani che ci fanno di giorno. Cammino verso la strada, ho quasi l’affanno, chissà se il mio Sesso ha un aspetto decente, se vale più di quando è coperto di seta come quelle Donne Nude che si vedono su Foto Erotiche perfette come i loro Culi Sodi, di quando di giorno mi dicono bella. Stasera è diverso, non mi serve un uomo, due occhi due mani che mi fanno la corte, voglio il primo che passa si ferma e mi prende, come un giornale gratuito sotto la metro, come un biglietto al casello prima che s’alzi la sbarra. Lo voglio muto senza respiro, che si senta in dovere di stapparmi la voglia, come un portiere per strada che ripulisce un tombino, da foglie e cartacce portate dal vento. Di colpo mi sveglio e ti sento davanti, sopra questa terrazza mentre facciamo l’amore con una coppia di Scambisti, mi ripeti che m’ami, che sono più bella, che al mondo non esiste donna più pura. Chissà quante parole ho perso stasera? Chissà se per caso mi hai letto nel sogno? Ti prego non chiedermi nulla, perché il passato a volte ritorna e mi prende nel sogno quando facciamo l’amore, e poi esco da sola e mi sfilo la gonna, ed aspetto la notte perché tu non t’accorga, di quello che sento e non potresti capire. Ti prego non chiedermi nulla, chi è quella donna perché mi somiglia, non domandarmi se ora provo piacere, se l’amore che sento buca la pelle del cuore come quando guardo un Video Porno. Se m’ami davvero lascia che i miei occhi rimangano chiusi, a sentire il lamento d’un’anima impura, a sentirla più nuda della carne che offro, proprio dietro la siepe dove pisciano i cani. Ti prego non chiedermi dove vado di notte, dove vado ogni volta durante l’amore.
2.8.2006
Cera la luna
Certo che c’era la luna a sfibrarmi i capelli, a scontornare la mia ombra solcata da mani. Lui m’accarezzava leggero, quasi a confondersi con il riflesso che veniva da fuori, sfumato accompagnava il profilo del seno per non farmi rendere conto, per rimanere distante, in disparte, se per caso ne avessi riconosciuto l’odore, il sapore fitto dei baci sul collo che via via si facevano caldi e si muovevano a salti lungo la schiena come grilli su un prato. Certo che c’era la luna a rischiararmi quel viso, a vederlo nitido tra le penombra e la coscienza di sapere chi fosse. Aveva bussato di notte e poi senza temere un indugio improvviso s’era fatto saliva e materia accanto al mio corpo. L’aspettavo da mesi e da mesi ero pronta a scacciare le colpe che ora si muovevano sulla mia carne, giravano attorno lungo il muro che diventa soffitto e lasciavano tracce, lasciavano segni come orme mute sul fango di chi fugge convinto d’essere sparito nel nulla. Non doveva chiedermi niente che già non sapesse, risposte di sguardi a cena la sera, davanti a mia madre che stava capendo, che inesorabile si sarebbe fatto largo il destino, spalancato le porte e richiuso alle spalle, quel segreto che ora sbatteva su un fascio di luna, contro la parte più morbida che al buio stava cercando. Certo che c’era la luna a rischiarare i miei appena vent’anni , i suoi pochi capelli che ogni notte nel letto mi rubavano mani materne, respiri e dolori che non sentivo da tempo. Certo che c’erano Foto Porno ad accogliere promesse e lo giuro che nessuna altra volta ci sarebbe mai stata. Capiente come pancia gravida attutivo i rimorsi che mano mano avvertivo nella curiosità d’essere grande, d’essere fame e sete, d’essere preda d’un ignoto segreto dove non conoscevo la fine. Conoscevo l’amore e la Lussuria che slabbra il cuore e le vene, che mi faceva sentire diverso il profumo di una rosa comune. Conoscevo l’amore che mi faceva vegliare la notte e sotto un treno che passa ripensavo a quel sogno che non conosceva nessuno, che l’aspettavo in attesa di essere pronta a scaldarmi con gli occhi che m’avevano gelata in un sogno soltanto. Ma ora era diverso e c’era la luna e gli Uomini che faceva le pieghe al lenzuolo e moriva più scura ai bordi del letto per riservarmi una nicchia di ombra, una culla di scuro per imbrogliare vergogne che di giorno m’arrossavano il viso, più di quanto il quel momento mi sentivo soffocare, dagli occhi, le mani e dal Sesso Gratis, da un piacere enorme che cercava la strada. Certo che c’era la luna a scavallarmi le gambe, a spararmi di dentro pallottole vere, a ferirmi la fica intatta ed obbediente mentre uno sbocco di sangue gli dava il permesso. Era più grande dell’idea che ogni notte veniva a trovarmi, più intenso di tutte le albe che morivano dentro il mio sonno, più convincente di quando convinta m’infiacchivo le gambe che stringevano vuoto. Ora m’aggrappo alla mente per ritrovare dettagli, per risentire l’ebbrezza d’un letto che cigola piano, d’una gatta che miagola perché di null’altro sono stata capace di dire. Nessuna parola che avesse l’accento d’amore, che fosse distante dall’ardore avido che mi stava scopando, fottendo Culi Sfondati e non essendone sazio Culi Grossi per tutte le volte che muta l’avevo invitato nell’andirivieni che spinge, che sale che esce, che si rituffa ammantato da pareti di spugna dalle Gnocche dopo una Sega, da sponde di fiume dove si sgretola terra. Ed ogni fiotto d’acqua che passa allarga il percorso, dilata il suo letto nell’immenso terrore che mia madre potesse salire, sorprenderlo, mentre immobile si riposava dentro sua figlia, mentre invasata mugugnavo sospiri perché mai finisse di raschiarmi quel fondo, trapassarmi quel ventre di fegato e reni, di polmoni, di mani e di braccia, passando per le Caviglie scendondo fino ai Piedi fino dove natura mi concedeva di propagare la brama. Certo che c’era la luna che ogni volta fissavo per sentirla materna, per guardarla negli occhi e rimediare un consenso, una tacita carezza che nulla di male stavo compiendo, che poco dopo, comunque, lui sarebbe sceso giù in basso, da mia madre che lo stava aspettando, per accarezzarla di baci, per non saltare una notte.
2.5.2006
Ero una sedicenne
Avevo sedici anni e tra le mie gambe era già passato il mare, era passato quel vento sottile che alza le gonne di stoffa leggera ed asciuga le pieghe nude di Sesso Lesbo ancora sgualcite d’amore da quell’ignoto piacere che da rossore infantile s’era fatto bisogno. Non ricordo quale fu la ragione, quale fu il mio istinto che all’uscita di scuola mi fece montare su una macchina chiara, che, senza sapere verso e direzione, andava senza fermarsi in pineta, ai bordi di quella ferrovia che m’aveva visto per anni giocare quelle Ragazze con il loro Ombelico di fuori, per anni tappare occhi ed orecchie ad ogni passaggio di treno. Ma il mio cuore ringhiuso nel mio Petto con un piccolo Seno promunciato, batteva nel mio curioso ed imprevisto, per come il mio mistero, avvolto di carne infantile, potesse accettare il proprio contrario, nebuloso ed informe nei sogni, nonostante i miei sforzi di dargli un contorno, di dargli dimensioni accettabili alla paura che ogni notte nel letto si faceva reale come Masturbarsi con grossi Falli che mi avevamo regalato le mie Diavolette di amiche che da tempo avevno scoperto di essere Cerbiatte. Non gli ho mai chiesto l’età, per il timore che ne avesse più di mio padre non l’ho mai chiamato per nome, perché mai mi sono sentita alla pari, come mai gli ho chiesto quale passato gli avesse riempito tutto quel tempo e quante Donne Sole avessero saziato i suoi bisogni e quante, altrettante Donne Italiane, l’avessero ridotto a provare piacere dentro le loro Fighe. Lo accolsi tra gli aghi di pino, tra le mie gambe obbedienti rischiarate di giorno, infornandolo come pane e pizza senza che desiderio addolcisse l’attrito, senza che la luna apparisse d’incanto ad ingrossare le mie Tette come maree al tramonto. Tornai a casa delusa con la sola paura che dai miei occhi potesse trasparire il peccato del Sesso Orale o il seme di quell’uomo che m’aveva imbrattata la gonna e le gambe che ancora oggi rimangono macchie di sporco che prima o poi dovrò pur lavare.
2.3.2006
Le mie avventure
Una sera ta tra amici da trascorrere in un pub. Per l'occasione indosso un top senza bretelline, una mini bianca niente reggiseno perchè non lo sopporto e quella sera non mi andava di portare neanche il perizoma visto l'afa. Nel pub balliamo beviamo, sgranokkiamo qualcosa e ritorniamo a ballare, tra una musica e l'altra andiamo su di giri, balliamo come matti in alcune occaioni di balli un po più movimentati il mio top scende troppo lasciando scoperto un seno per alcuni istaniti e io lo rimetto a posot con calma e facendo finta di niente, dato che la cosa non mi provoca fastidio anzi il contrario, mi piace vedere l'uomo ke spalanca gli okki alla vista del seno nudo e si arrapa anche, infatti nelle altre occasioni che il mio top è risceso lascuando il mio seno nudo ho tardato a tirarlo su visto ke alcuni amici e non giravano intorno a me e spalancavano gli okki a quella visione.Il suo buon compito la svolto anche la mia mini aderentissima ke lasciavano vedere le mie forme come se fossi nuda e che si alzava fino a mostrare la parete inferiore dei miei glutei, facendo scatenare le volgie di qualcuno e spingerli tra un ballo e l'altro a fucgaci toccatine. Questo mi eccitava molto. Sono all’ultimo anno di liceo e vi dico che spesso andavo a scuola vestita con pantalacci a vita molto bassa e di colore molto chiaro in modo da far vedere cosa c’era sotto, magliette o canottiere o mini a seoconda da come mi girava. quando portavo i pantalcci ero molto carina come quelle Donne Mature che si vedono sulle Foto Sexy, infatti tutti i miei amici prof compresi riuscivano a vedere tutte le mie forme, le gambe, il culo e soprattutto quello che c’era sotto dai Perizoma, ai Tanga e al naturale. Gi occhi erano sempre concentrati su di me, perchè quando sono seduta mi esce tutta la molla del Perizoma o il filo del tanga di fuori, quando non porto nulla il pantalanno arriva a scoprire fino all’insenatura dei Culi Aperti. Qunado invece mi muovo dal banco o sono alla lavagna tutti gli sguardi e gli occhi sono sul mio culo che si muove da destra verso sinistra e nel vedere quel giorno se ho le mutantine oppure no e di colore e tipo sono. Spesso facevo cadere il cassino atterra per piegarmi a novanta gradi per meglio far vedere il mio culo, e lo facevo anche quando mettevo il Reggicalze con tutte le Autoreggenti e soprattutto non portavo mai il Reggiseni. Che mi importava mi piaceva vedere che si strofinavano i loro Cazzi da sotto il banco e che si eccitassero nel vedere il mio culo o le Fregne delle mie compagne che pur essendo Adolescenti si comportavano gia come delle Puttane navigate. Non vidico quante volte quei porci della mia classe mi hanno toccato con le loro mani, nello spacco dell’ora e soprattutto nelle assemblee di classe o quando eravamo scoperti da lezione e prof., non c’era modo che le miei provocazioni non facevano altro che avventare su di me i miei amici eccitati e rattusi che mi toccavano dappertutto sfogando le loro Fantasie Sessuali . Tutte quelle mani e dite che mi esploravano, tutte su di me, sui seni, la pancia, il culo, la fica le coscie, andavo in estasi. Una volta durante un giorno di non lezione ma che eravamo in classe mi permisi di andare a scuola coperta sola di un cappotto e sotto nulla. Fu una provocazione molto eccitante e i miei amici rimasero molto stupiti ed eccitati inoltre avevo nascosto sotto il banco dei dvd con Cartoni Porno e delle riviste di Fumetti Porno. Amo fare questo anche sui pulman di citta e su quelli che ci ha portato a fare le gite con la scuola, e nelle discoteche. A scuola ho assaggiato ache i Cazzi Grossi dei miei amici nei bagni e quelli dei cinema, gli ho fatto dei Pompini che ricorderanno per molto tempo, ed ho avuto rapporti anche fino a tre di loro, il massimo lo abbiamo raggiunto una volta quando abbiamo pagato due Transessuali per stare con noi.. Mi hanno sbattutta come un uovo e fatto provaro tanto piacere. Cazzo se mi è piaciuto e mi piace ancora e sempre di più. Spero che troviate eccitante tutto questo, e se volete di più scrivetemi.
February 2006
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